Indossare un apparecchio acustico significa iniziare un percorso di adattamento in cui l’ascolto torna gradualmente a far parte della propria quotidianità. I suoni che erano diventati meno presenti riemergono con maggiore chiarezza e all’inizio questa nuova esperienza può spiazzare e richiedere un po’ di tempo. L’apparecchio acustico, infatti, aiuta a ricevere meglio gli stimoli sonori, ma anche il cervello deve abituarsi di nuovo a riconoscerli, selezionarli e interpretarli.
I primi giorni con un nuovo apparecchio acustico
Inizialmente può capitare di percepire alcuni stimoli sonori come più intensi del previsto. Rumori abituali, come una porta che si chiude o il suono della propria voce, possono sembrare diversi o insoliti.
Questo non significa che qualcosa non stia funzionando. Spesso è parte del normale processo di assestamento: l’udito torna a ricevere informazioni che, per un periodo più o meno lungo, erano state attenuate dal calo uditivo.
Anche gli ambienti più caotici, come una cena con più persone o un luogo affollato, possono richiedere maggiore attenzione. In queste situazioni il cervello deve reimparare a distinguere gli input sonori utili, come le parole di chi sta parlando, e i rumori di fondo.
Le prime sensazioni possono cambiare da persona a persona e dipendono da diversi fattori:
- il grado di calo uditivo,
- il tempo trascorso prima dell’applicazione,
- le abitudini quotidiane.
Quanto tempo serve per adattarsi agli apparecchi acustici?
Non esiste una tempistica uguale per tutti. Alcune persone si sentono a proprio agio in poco tempo, altre hanno bisogno di un periodo più lungo.
Nei primi giorni si prende confidenza con il dispositivo, con il modo in cui si indossa e con i suoni più vicini. Nelle settimane successive l’ascolto viene testato in situazioni diverse: in casa, al telefono, davanti alla televisione o in un ambiente rumoroso.
In molti casi servono alcune settimane per iniziare a vivere l’apparecchio con maggiore naturalezza, ma il percorso può continuare anche nei mesi successivi. Questo è particolarmente vero quando la difficoltà uditiva era presente da molto tempo: rumori e parole possono essere diventati meno familiari e richiedere un assestamento progressivo.
Per questo è importante non scoraggiarsi se il risultato non è immediato.
Un percorso continuativo fatto di ascolto
Abituarsi agli apparecchi acustici richiede costanza. Indossarli con regolarità, seguendo le indicazioni ricevute, aiuta il cervello a familiarizzare progressivamente con i suoni e rende l’adattamento più veloce.
Nei primi periodi le regolazioni fanno parte del percorso. L’apparecchio, infatti, viene impostato in modo graduale perché orecchio e cervello possano riadattarsi agli stimoli sonori senza fastidio. Con il passare delle settimane, l’audioprotesista modifica le impostazioni in base alle sensazioni riportate dalla persona e alle situazioni che vive ogni giorno.
Proprio per questo i feedback del paziente sono fondamentali. Un suono percepito come troppo intenso, una difficoltà in un contesto specifico o il bisogno di maggiore autonomia nell’ascolto aiutano a personalizzare il percorso. In questa fase si valuta anche l’utilizzo di app per smartphone o accessori dedicati, per esempio per gestire alcune regolazioni, ricevere le telefonate direttamente negli apparecchi eccetera.
La riabilitazione uditiva parte quindi dal lavoro continuativo tra audioprotesista e paziente, soprattutto nei primi mesi di utilizzo. Quando utile, la riabilitazione uditiva può essere supportata anche dal lavoro della logopedista, in particolare per allenare le abilità di ascolto e migliorare la comprensione del parlato. A questo tema abbiamo dedicato un articolo sul ruolo delle logopediste nei nostri studi di Bergamo e Trescore Balneario.
Mettere un apparecchio acustico, quindi, non è un gesto isolato, ma l’inizio di un accompagnamento costruito nel tempo.